Totem, Fabia Ghenzovich

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Totem di Fabia Ghenzovich

Lui sta a guardare con abulica codardia e sembra dire – capita a loro, io che c’entro? – esattamente come accanto ai lager si visse la routine del giorno

– una vittima? No, è solo l’odore di carne bruciata ad appesantire l’aria –

o come alcuni animali indifferenti e variamente affaccendati gironzolano attorno alla bestia mentre divora il proprio simile. Né il lampo di terrore che dilata la pupilla li tocca né li scuote l’istinto di tanto in tanto allungando il collo verso la scena dello smembramento per curiosità o forse per compiacimento d’esser vivi non si chiedono se quella anche per loro potrà essere l’ultima volta.

Non c’è dubbio che la poesia di Fabia Ghenzovich, tanto ruvida e affilata nella sua immediatezza espressiva, sia spinta da un’urgenza di dire che frana sulla pagina e si cristallizza in catene di parole, in coacervi di suoni, come se, metabolizzate le asperità delle cose, la scrittura avesse guadagnato un alfabeto per decifrare i meccanismi occulti della realtà. C’è, dentro ogni lirica, quasi il senso di una rivelazione sul punto di schiudersi, uno spiraglio del fondo che si intravede dietro le pieghe di quell’esistere, raccontato nei suoi gesti minimi, nelle sue increspature e spogliato di ogni apparenza futile; c’è, nella compressione del linguaggio, nella rinuncia programmatica alla sproloquio la consapevolezza che la poesia debba abbandonare la descrizione dei contorni e ricercare dietro le forme logore la sua parte di verità. (Dalla Postfazione di Emanuele Spano).

 

Fabia GhenzovichFabia Ghenzovich è nata a Venezia dove vive. È interessata alla poesia e alle sue possibili interazioni e contaminazioni con i diversi linguaggi dell’arte e in particolare con quello musicale, come nel caso di Metropoli, testi musicati in stile rap, con rappresentazioni a Venezia, Mestre, Padova e a Milano (con Milanocosa). Ha pubblicato Giro di boa (Novi Ligure, 2007) e Il cielo aperto del corpo (Kolibris, 2012). Ha avuto numerose segnalazioni a concorsi di poesia: nel 2009 ha ricevuto il secondo premio per la silloge inedita al concorso Guido Gozzano, nel 2014 il terzo premio al concorso nazionale poesia scientifica Charles Darwin ed è stata finalista al Premio Astrolabio per silloge inedita. Ha partecipato a numerosi festival di poesi- a, tra i quali: Fiume di poesia, festival di poesia performativa (Padova 2011); Festival Internacional Palabra en el Mundo (Venezia 2013), 100 Thousand Poets for Change (Bologna 2013 – 2014); Festival delle Arti (Venezia 2014); Arts’ Connection (Museo del vetro di Murano, Venezia 2015); Festival internazionale di poesia e arte Grido di donna (Venezia 2015); Bologna in lettere (2015); Congiunzioni, festival di poesia, scrittura, fotografia e video arte (Biblioteca di Spinea, Venezia 2015).

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Itinerari di Lettura

Autore: Itinerari di Lettura

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1 commento

  1. Fabia

    Ho scelto il lupo come Totem perché è un animale che fin da bambina mi ha sempre incuriosito.
    Seguivo documentari che mostravano come si svolgeva la vita dei lupi e ho iniziato ad ammirarne
    l’astuzia nelle strategie di caccia, ma anche la capacità di gioco, l’abnegazione con cui
    maschio e femmina che si scelgono per tutta la vita, sanno occuparsi alla pari, dello svezzamento
    dei cuccioli. E’così per me diventato il lupo, simbolo di una vitalità animale primaria, dalla quale
    ci siamo pericolosamente allontanati, quella che chiamo “la prima vera pelle – la sola che ci salva”,
    assuefatti ormai ad una vita sottomessa e artefatta.
    Anche in età adulta le mie letture talvolta si rivolgevano a questo amico e mi riferisco a l’occhio
    del lupo di Pennac o a Folli i miei passi di Christian Bobin e anche al bellissimo Totem del lupo di
    Hang Rong. L’animale è felice di essere ciò che è senza riserve ci racconta la Szymborska, proprio
    in virtù della sua natura selvatica. E selvatiche sono le figure femminili di questo percorso : la Loba,
    la lupa, la babajaga della tradizione slava, nella sua veste di natura selvaggia e misteriosa,la Sibilla,
    figlia di una conoscenza antica, tramandata di madre in figlia e mai usata come mezzo di
    potere, e la Catanegài della tradizione popolare nelle zone lungo il fiume Sile vicine a Venezia.
    I filo di un sapere ma anche un saper stare in una presenza che nasce da piccole attenzioni,
    momenti di pausa dalla routine o dalla corsa quotidiana, dalla follia del contemporaneo.
    “Fermarsi o essere fermati” per ritrovarsi in spazi luminosi di incontro e meraviglia
    in cui ancora ci si raccontano le storie.

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