Silvia Longo, Il tempo tagliato

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Il tempo tagliatoLa scrittura essenziale. Pudica, piena di sottintesi, forse è un modo, forse è stato esercizio.

Volevo offrire un prodotto maturo e onesto. E l’onestà letteraria si ottiene quando si raccontano storie che ci assomigliano, quando si riesce a scrivere il libro che si vorrebbe leggere. Non il libro che suscita interessi, curiosità, morbosità eccessivi. Da un laboratorio in rete mi è derivata consapevolezza del modo in cui volevo scrivere.

Eppoi ci sono i dialoghi.

Se si legge teatro s’impara a scrivere i dialoghi. Nella storia ve ne sono molti perché, svolgendosi nell’abitacolo di un’auto, avevo bisogno di azione. Per renderli veri e credibili è capitato che chiedessi a qualcuno come avrebbe risposto ad alcune battute.

L’incontro vero si è svolto nel dialogo, in questa danza di avvicinamento allontanamento che permette ad entrambi (alla protagonista Viola e allo sconosciuto Mauro) di dire la propria verità. A ricercarsi, appunto. Come recita la frase iniziale.

Ricercare in origine era il nome della forma musicale che oggi chiamiamo fuga.

Tutti potete adottare quella frase. Tutti quando vi sentite chiusi in un circolo vizioso o virtuoso che vi riporta sempre allo stesso punto. Come in un loop, come un disco rotto.

Come è arrivata questa storia?

Un po’ mi sentivo nel circolo vizioso, condizionata da ritmi sempre uguali. Stavo leggendo degli Strani Anelli e dell’ Arte della fuga. La prima scena che ho scritto è quella dell’orologio guasto e Federico è stato il primo personaggio del libro. E’ stata una storia catartica, che mi ha portata fuori dall’anello che mi lasciava scrivere addosso, senza coraggio di osare la pubblicazione. Ora la mia vita è la stessa, ma sto ricevendo tanto da questo libro.

Viola è notevole come personaggio, capace di placare il lettore. Ma entrambi (Viola e Mauro) sono attenti l’uno all’altro, hanno classe, eleganza, da loro non ti aspetti del male, sebbene la fuga potesse implicarlo.

Ho voluto molto bene a Viola. Ma ho amato tutti i personaggi. Se c’è una cosa che cerco di non usare è il giudizio, cosa fortemente negativa. Non ho una connotazione religiosa, neppure il libro. Ma nel Vangelo si può trovare risposta a quasi tutto. E sul giudizio impariamo che il giudice è dentro di noi.

Viola poteva dire da tempo che non amava più il marito, ed era la cosa più semplice. Per questo è cruciale la scena in cui si accusano a vicenda, Viola e Mauro. Perché lei doveva verbalizzare quella coscienza avuta, di non amare più suo marito, perché ciò che ci dà fastidio negli altri è quello in cui noi non riusciamo.

Il tempo tagliato in musica è un tempo semplice. E’ più facile restare nelle situazioni, questo è il tempo tagliato?

Interesante lettura. Sebbene nella prima intenzione il tempo tagliato di Viola sia un tempo circoscritto. Poi un tempo semplice da poter essere letto da tutti.

Un sogno che volta pagina.

Lo è. Ho osato. Con la pubblicazione è accaduto, il sogno. E adesso cosa mi sogno? E’ normale chiederselo?

Elena.

Tutti abbiamo un’amica Elena. Dove rielaboriamo sofferenze. Le esperienze vengono utilizzate anche inconsapevolmente nella scrittura. Vittoria, la figlia di Viola, che non riesce a stare in casa dopo la morte del padre, sono io dopo un lutto.

Il nome Viola, strumento preferito da Bach.

Non è un caso. Viola è lo strumento di raccordo. E’ anche un fiore molto pudico. Ma è pure un infestante molto tenace. I nomi sono scelti, sì. Vittoria è una vincente. Federico nobile. Mauro mi piaceva. Elena il nome di una mamma che ha perso un figlio.

Resta il mistero della storia.

All’inizio volevo una trilogia. Col tempo ho giocato. Da dove sia partita l’idea di tempo, non so. E’ certamente una via di mezzo tra l’accumulo e lo studio. Accumulo di vite, mia e degli altri. E’ anche vero che poi i personaggi si staccano e continuano di vita propria.

Federico muore, si stacca definitivamente.

Federico è in una sfera molto alta però. E’ morto facendo musica e lì è restato.

Bach, una passione.

Un altrove bello, Bach. Ma è tutta la musica che mi piace e Vittoria è la sintesi della musica.

Il disagio sociale.

Forse lo incarna la madre di Mauro, ma non scrivo delle storie del mio lavoro per pudore. Se un giorno troverò la misura, magari lo farò. Sto scrivendo una cosa nuova. C’è la crisi fuori che ha bisogno di essere raccontata.

Mauro è più giovane.

Sì, ma non so perché. E solo di poco, perché le coppie sbilanciate non vanno bene. Tutto dev’essere equilibrato, controllato. Come all’inizio. Viola non sa dove andare a parare, ma non può perdere il controllo e l’equilibrio. E si concede un po’ di piacere. Solo un poco.

E’ stupendo quel momento.

Sì…

E se Federico non fosse morto?

Avevo già instillato la consapevolezza.

Un pezzo de Il tempo tagliato, il preferito.

Pagina 93, il silenzio non è un recipiente vuoto da stipare. Bisogna trovare il proprio ritmo. Il non detto, se riesci a farlo funzionare, è meglio del detto.

 

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Vita Marinelli

Autore: Vita Marinelli

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