Ovunque, proteggici di Elisa Ruotolo

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Ovunque, proteggici

Ovunque, proteggici

Pensava fosse finita, Lorenzo. Invece, quando il tempo s’è scelto una strada e la vita ha tutta l’aria di far meno rumore, il passato doveva darsi qualche scrupolo a mettere un piede avanti l’altro e rifarsi vivo. Scrive così Elisa Ruotolo. Ovunque, proteggici lo scrive tutto così. Scegliendo sempre accostamenti di parole o di significati al posto di locuzioni precise, definite, bastevoli. È quel che si dice scrittura espressiva, poi anche realismo magico.

Ha cinquant’anni Lorenzo quando riceve una lettera che lo costringe a rivedere e a raccontarci la storia della famiglia Girosa. Una famiglia con la maledizione di tanti aborti, una casa con tante stanze in cui chiudere le solitudini dei personaggi che entrano ed escono dal racconto quasi come da un palcoscenico teatrale, e pochi figli. Su tutto il destino d’educare la follia nella stessa misura in cui era usanza conservare gli abiti nuziali in un grosso baule. Poi, la superstizione. Che viaggia fino a La Merica con il nonno di Lorenzo, Domenico Girosa. Il padre di questi, il Vecchio Girosa, la madre e il fratello Ettore aspettano che torni, è andato laggiù a cercare fortuna, per anni ha mandato denari in Italia, una fotografia, lettere continue a raccontare di un nipote. Ma lui non torna. Torna Nicola Girosa, il figlio di Domenico e padre di Lorenzo. Il bambino disapprova le sue origini, più per l’immagine stramba che il padre rimanda che per altro e, complice un terremoto, sceglie di diventare orfano. Il racconto poi accelera. Si avvicendano la Bambina, Rachele, Giovanni, Prosperella e tanti altri. Personaggi disadattati, sparpagliati in un disordine senza giudizio.

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Autore: Vita Marinelli

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