Marcello Fois, L’importanza dei luoghi comuni

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L'importanza dei luoghi comuniAlessandra e Marinella non potrebbero essere più diverse. Una fa l’astrofisica, l’altra organizza eventi, una vede solo la complessità, l’altra pensa che anche il secco, l’asciutto possa spiegare qualcosa. Una è dolce, persino accomodante, l’altra si trincera dietro un cinismo tagliente. Eppure Alessandra e Marinella sono gemelle, abbandonate dal padre quarant’anni prima. E naturalmente anche sulle ragioni e le conseguenze di questo distacco non sono d’accordo.

Una narrazione complessa, un uso del linguaggio mai banale pur parlando di vita quotidiana. L’importanza dei luoghi comuni nasce come opera teatrale. Il racconto fa riferimento a qualcosa che sfugge, facendo crescere l’ansia dentro spazi limitati. Perché si prova inquietudine?

La letteratura serve a far apparire straordinario il normale. Il rapporto con il lettore è sempre di appartenenza e distanza. Gli scrittori dicono meglio le cose se scrivono bene le cose. E uno scrittore non ha alternativa, deve scrivere bene. Se non lo fa, non sta facendo il suo lavoro. Se si prova inquietudine, probabilmete questa piccola storia ha toccato faccende che riguardano chi legge. La letteratura tocca sempre cose che ci riguardano. Questo libro è per prima cosa omaggio al mio amoore che è il teatro. Poi, è vacanza dai precedenti due romanzi. Volevo una storia con pochi personaggi, in una casa. Ma, ahimé, c’è sempre una deontologia da rispettare.

Com’è nata la storia?

Come nascono i progetti, semplicemente. Mi sono detto: facciamo una cosa folle, una cosa piccola, tre protagonisti in un appartamento. Due dei personaggi gemelli, due donne identiche fisicamente. L’idea, il progetto, era quello di mettere in scena una piccola storia di elaborazione del lutto. Due persone identiche come reagiscono allo stesso lutto? Il dibattito principale tra le due donne è: meglio nessun padre o un cattivo padre? Ho scelto, poi, che i tre personaggi fossero donne. Senza alcuna presunzione di conoscere le donne. Ma con la sola esperienza femminile che io potevo trasportare. È un libro dedicato a me, al femminile carsico che è in me. Io non so come siano fatte le donne, fortunatamente siamo inconoscibili. Lo scrittore fa forzature, e prova ad essere donna, o altro.

Una curiosità. Nel plico finale cosa ci sarà mai scritto?

È facile. C’è la storia.

I luoghi comuni intesi come stereotipi o geografia?

Entrambe le cose. La casa è un luogo comune. Ma un luogo comune è un modo per spiegarci l’inspiegabile. Il luogo comune del padre, in questo caso, è la casa, ma anche il motivo su cui ragionano le due gemelle.

Pare una svolta rispetto ai due precedenti libri, questo. Stirpe e Nel tempo di mezzo sembrano far parte di una trilogia. Si completerà quella trilogia?

Ecco. È un luogo comune letterario che una triologia debba essere di tre. Ma arriverà il terzo Chironi. É una svolta questo libro perché i personagi si raccontano attraverso quello che dicono. Quello che non dicono, lo dice lo scrittore che è onnisciente da questo punto di vista.

Nel libro Nel tempo di mezzo ci sono descrizioni minuziosissime. Non vanno a discapito delle storie descrizioni così?

È una domanda complicata. Deontologica. È difficile che uno scrittore risponda positivamente. Si sta chiedendo ad uno scrittore d’essere televisione, di voler ricevere da lui una fruizione immediata. Il lettore però deve pretendere di più. Io, allora, azzardo ad essere antiattuale. Non posso prescindere dall’idea che, se metto un personaggio in un ambiente, quell’ambiente lo devo descrivere. Allora Proust, Tolstoj sono illeggibili. Non sarà che il lettore richieda la stessa grammatica di altre discipline? È meglio più trama e meno scrittura? Bisogna prendersi una responsabilità deontologica, ed io non me la sento. Credo che ci siano discipline per le quali si debba considerare un benefit la fatica. Questo è lo spirito con cui ho affrontato questa cosa, magari è un difetto. Ma la fatica se la deve conquistare anche il lettore. Se il lettore legge male, lo scrittore scrive anche peggio. Allora, io mi prendo il rischio di perdere qualche lettore.

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Autore: Vita Marinelli

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