L’ultimo addio, Arthur Schnitzler

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L'ultimo addio, Arthur Schnitzler

L’ultimo addio, Arthur Schnitzler

Un libro di  piccolo formato e di sole 93 pagine. Collana “Le Occasioni” – piccola biblioteca Passigli editori. In copertina una magnifica elaborazione grafica di “Il bacio” di Klimt.

Il libro è composto di due brevi racconti, inediti: “La donna dopo” e “L’ultimo addio”, ambientati in una Vienna di fine secolo. I due protagonisti maschili sono entrambi coinvolti e travolti dalla triade amore, colpa e morte.  Il primo, Gustav, ama intensamente la sua giovane moglie, Therese, che lo riama di egual misura  così che “dopo sette anni di matrimonio si comportavano ancora come due innamorati”. Poi lei  si ammala improvvisamente e in maniera irreparabile.  Gustav  precipita in una sorta di disorientamento e di anestesia emotiva, che rende la sua esistenza una “morte in vita” e passa così tutto un inverno. In primavera il desiderio di vivere lo ri-afferra e lo turba profondamente precipitandolo in una specie di vertigine, in cui si alternano la straziante nostalgia per la moglie morta, la consapevolezza della sua assoluta solitudine, il bisogno di tornare a guardare le giovani donne e  compiacersi dei loro sguardi e immaginare di baciarle, la vergogna per questi desideri  e poi di nuovo la voglia di tornare ad essere felice e la volontà di chiudere definitivamente con il lutto. Una sera, mentre se ne sta seduto su una panchina ad ascoltar musica e a guardare la gente, vede passare una donna che lo sprofonda in una situazione a dir poco perturbante: quella donna somiglia alla moglie morta in tanti piccoli particolari e il povero Gustav entra in una specie di delirio ossessivo, che lo costringe a seguire l’estranea, il “doppio”, la “donna che viene dopo”, che per lui è la sua Therese, ma è anche l’altra che ha, ironia della sorte, lo stesso nome. E mentre comprende che ” amava quella morta nel modo in cui si ha diritto di amare solo i vivi ed era consumato dal desiderio di possederla”,  si fissa nel sospetto che l’estranea stia deliberatamente imitando la morta e sia capace di leggergli nell’anima. L’attrazione vince su ogni resistenza e Gustav segue la donna in casa e si perde tra le sue braccia, convinto di stare amando la sua Therese, la “donna per bene” e non l’altra, la donna frivola dai molti amanti. Al risveglio, di fronte alla verità,  un lampo di follia rimetterà le due donne  al posto che compete ad ognuna di loro, non più confuse.

Il titolo del secondo racconto, “L’ultimo addio”, avrebbe dovuto essere, in origine, “l’uomo che attende” ed è proprio questa la condizione del protagonista, Albert, che da tre mesi si è condannato, per amore di una donna sposata, Anna, a restare chiuso nel suo appartamento ogni pomeriggio, dalle tre alle sette, ad attenderla: lei sarebbe arrivata appena possibile, anche solo per un abbraccio. In quell’attesa quotidiana Albert non riesce a far nulla, frastornato dalle immagini che la sua mente produce senza sosta, così incalzanti da fargli desiderare di perdere coscienza. Quando Anna non si fa vedere per tre giorni di seguito, lui va continuamente sotto casa sua, osserva, aspetta, fa ipotesi, si tormenta fino a che viene a sapere che la donna che ama appassionatamente è gravemente ammalata. Quando troverà finalmente il coraggio di entrare in quella casa, per conoscere le sue condizioni, viene a sapere che Anna è morta da una mezz’ora. Allora attraversa una serie di stanze, illuminate ognuna a suo modo, per arrivare da lei. Vorrebbe salutarla con amore, ma scopre di non essere solo: il marito è al suo capezzale e la piange. L’ultima scena, gli ultimi pensieri, le ultime immagini sono potentissimi, così come lo sono quelli del primo racconto: l’amore passa attraverso la morte e il senso di colpa dei due protagonisti sembrerebbe sciogliersi per l’uno e iniziare per l’altro.

93 pagine che valgono quanto un lungo romanzo, forse anche di più. Per la densità straordinaria della narrazione, essenziale, priva di ogni orpello biecamente romanticheggiante, eppure piena di pathos. I protagonisti non sono amabili, non attirano simpatie. Le passioni che li abitano sono i veri attori che ci interrogano.

La  ricca prefazione di Sabrina Mori Carmignani  inserisce i due racconti nella cornice della Giovane Vienna, e dell’incontro di Schnitzler con Freud dice fosse “un incontro tra due destini in reciproca risonanza”.

 

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Autore: Maria Paoloni

Classe '44, abruzzese di nascita, amo Bologna che abito da 53 anni. Prof di psicologia in pensione. Giro ovunque con un libro, mio accompagnatore privilegiato e necessario. Amo scrivere così tanto che benedico perfino le mail e gli sms. Vivo da sempre al rallentatore il mio presente per accorgermi il più possibile della vita che mi passa accanto.

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