Le sorelle Porro

Tags: , , , , ,

Guardati dalla mia fameLe sorelle Porro sono le ricche agrarie raccontate in Guardati dalla mia fame da Milena Agus e Luciana Castellina.

Pignole, tutt’e quattro. Quando facevano stirare le lenzuola, raccomandavano di appuntare gli angoli con gli spilli, perché gli orli combaciassero perfettamente.

Ricche. Ma di quella ricchezza che non serve, perché vivenano da povere. Non per tirchieria, ma perché i loro pensieri, il loro modo di comportarsi, erano naturalmente da povere.

Ricamavano e dicevano il rosario continuamente, in qualche angolo remoto della loro sontuosa casa. Potevano sedersi su uno dei numerosi sofà, ma questi sembravano dei fantasmi, avvolti com’erano in panni bianchi.

Mangiavano come alla mensa dei poveri. Non andavano al mercato, sarebbe stato disdicevole per delle dame. Ma nemmeno lasciavano campo libero alle domestiche, alle quali lasciavano tristi, miseri elenchi della spesa.

Se erano invitate a pranzo, rifiutavano. Mangiavano senza il gusto di saziarsi, un po’ forse pensando a chi moriva di fame, ma soprattutto perché non era signorile. Come non era signorile attardarsi con gente in strada, fare domande sulla felicità o infelicità delle persone, ridere e piangere con troppa facilità, andare a messa nelle ore in cui ci andavano tutti e attardarsi fuori dalla chiesa a parlare, che per loro era spettegolare.

Non amavano il tono di voce troppo alto e il linguaggio iperbolico. Per loro l’eleganza era la cosa più importante e la praticavano senza sforzo.

Calze nere pesanti anche d’estate, vestiti neri di pregevole stoffa e fattura, colletto bianco di pizzo come nota d’allegria. Scarpe coi lacci, piccola borsetta sotto il braccio, soprabiti e cappotti neri o grigi che ricordavano vestaglie da camera.

Le signorine Porro non erano promettenti da nessun punto di vista. Non erano belle e, nonostante la cura con cui erano state preparate alla vita di spose, dal mercato matrimoniale erano state eliminate. Con gli uomini abbassavano gli occhi, ma erano contente del successo delle altre donne. Non sapevano cosa fosse l’invidia. Erano innocenti.

Ti piace l'articolo? Iscriviti ai nostri Feed!

Autore: Vita Marinelli

Condividi Articolo su

Invia un Commento

Pin It on Pinterest

Share This