La regola dell’equilibrio, Gianrico Carofiglio

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La regola dell'equilibrio

La regola dell’equilibrio

Guido Guerrieri torna in aprile, in una primavera strana, quando gli è appena passata la paura di poter essere malato. Sempre più malinconico, sta pensando di smettere di fare l’avvocato, anche se è bravo. Il migliore, forse, a Bari. A lui, infatti, si rivolge il presidente del Tribunale della Libertà quando viene accusato di corruzione. Il giudice è un suo vecchio compagno di università, uno che ha avuto una carriera folgorante, era stato uno studente leggendario e a ventiquattro anni era già magistrato. Un uomo garantista ai limiti del formalismo. I suoi provvedmenti avevano sempre motivazioni impeccabili e non venivano mai annullati in Cassazione. Guerrieri si lascia conivolgere dal caso e, se pure brillante nei suoi interventi, tanto che avrebbero portato sicuramente il fascicolo nella discarica delle archiviazioni o dei proscioglimenti, perde di lucidità.

Il racconto ha una trama lineare, semplice. Il finale quasi atteso. Carofiglio continua a scrivere bene, davvero. A fare sfoggio di una bella cultura che fa passare attraverso citazioni, titoli di libri e congiuntivi. La volgarità continua ad essere invisa. Pare aver intrapreso un percorso nuovo, quasi di ‘insegnamento’, come già era accaduto con Una mutevole verità. Le pagine sugli atti processuali, ma lo stesso racconto delle tappe procedurali, potrebbero rientrare in un ipotetico manuale del bravo avvocato in breve. O forse un percorso filosofico ha intrapreso, visti i dilemmi morali di Guerrieri. Ci sono alcune pagine parlate dall’amico Tancredi di particolare riflessione sulla difesa di criminali, come la stessa lectio su etica e giustizia tenuta dal giudice accusato. Ancora altre riflessioni svolte dall’investigatrice Annapaola sulla vanità. Un attento esame al femminile.

Tutto ciò potrebbe far pensare che il personaggio Guerrieri abbia avuto poca attenzione, che sia stato quasi offuscato dalla cultura giuridica, dalle riflessioni lasciate dire ad altri personaggi. E’ solo che l’avvocato è un po’ in disparte dal mondo a quasi cinquant’anni, e il suo autore lo lascia stare, ma lo tiene d’occhio.

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Autore: Vita Marinelli

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1 commento

  1. Ho letto quest’ultimo libro di Carofiglio e tutto quello che Vita ha scritto è detto in perfetto “avvocatese”, nel senso che si percepisce il desiderio di difendere questo scrittore amatissimo nel momento in cui sembra aver smesso i panni di un narratore di chiaroscuri avvincenti e abbia deciso di vestire quelli del prof, che fa entrare i suoi lettori-studenti nel mondo della legge-ordine in punta di piedi e con estrema semplicità e semplificazione, per evitare defezioni. Possibilissime. Filosofia ne ha sempre fatta, Gianrico, a cominciare da “Il passato è una terra straniera”. E l’ha fatta restando narratore di storie coinvolgenti dalla prima pagina all’ultima. Aveva lasciato in pace il suo avvocato e aveva esplorato altri mondi, portandoci dentro la sua esperienza professionale, sì, ma non permettendole di dominare e salire in cattedra.
    Mi dispiace la svolta che pare abbia preso la sua scrittura: è sempre perfetta, ma mi allontana. Lui tiene d’occhio il suo avvocato? Per me potrebbe lasciarlo in pace. Definitivamente. Ha altro da fare, Guerrieri, spero. E Gianrico ha tante altre storie in saccoccia, senza far lezione.

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