Io amo, Vito Mancuso

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Io Amo

Io Amo

L’ultimo libro di Vito Mancuso è un libro sull’amore. Io amo, il titolo. È un libro puro, bisogna meditarlo. Il libro di un teologo che ad un certo punto svolge una ricerca di energia per provare ad uscire dall’opacità dell’esistenza, in una dimensione rapportata al cosmo. Questa energia, per l’autore, è nell’aggregazione, nelle relazioni. Due che si amano, dice, non sono due atomi. Sono una molecola.

Il libro si suddivide in tre parti. Nella prima ci si interroga sulla fonte dell’amore. Nella seconda sul come si vive l’amore. Nella terza sul cosa ci dà l’amore.

È interessante come si delinei per tutto il libro la necessità, ormai, di una educazione all’amore, di una etica della sessualità. Tutto è impastato di amore. L’amore è la forza unitiva delle cose. È un peccato che venga chiamato al maschile, sarebbe più corretto che avesse una declinazione femminile. Perché l’amore questo è, l’eterno femmineo.

L’educazione all’amore è fondamentale perché, essendo esso così travolgente, può stravolgere. In nome dell’amore si versa sangue, le cronache sono piene.

L’umanità ha bisogno di educazione e di scienza morale, non di moralismi, non più. Ma non può ammettersi una dimensione lassista che escluda la cultura dell’amore, dell’aggregazione, delle relazioni. Non c’è salvezza altrimenti. E non ci si rifersice alla salvezza ultraterrena. Ci si riferisce alla vita, qui. Che può essere perdizione o compimento. Questa dovrebbe essere la grande intuizione della Chiesa e dell’Occidente intero, la capacità di relazionarsi, semplicemente.

Vito Mancuso ci prende per mano in questo libro. Prova a spiegarci perché l’amore renda deboli. Poi, nei passaggi più difficili ci aspetta. Ribadisce che la declinazione femminile dell’amore non è solo una questione semantica. È trasfigurazione, qualcosa che sublima e porta alla rivelazione. Qualcosa che rivela il grande altruismo dell’innamoramento, o l’ego che si apre per fare spazio a qualcun altro. A qualcosa d’altro. Al progetto.

Ancora l’autore umilmente parla di omosessualità che amabilmente chiama omoaffettività. Parla delle Sacre Scritture che non possono avere la pretesa di normare la vita adesso. Ogni cosa è figlia del proprio tempo, dice. E non per aggiustarci la vita, ma semplicemente il rapporto con l’Altissimo dev’essere un rapporto possibile.

Infine la sessualità. La spiega con il mito. I Greci avevano capito l’ambiguità dell’amore. Afrodite Urania e Afrodite Pandemia, amore celeste e amore volgare. Ciascuna delle due divinità ha chiesto sacrifici all’altra. Non può farsi mistero della scabrosità del sesso, ma non può dimenticarsi la dimensione divina anche del corpo.

L’amore gode della verità.

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Autore: Vita Marinelli

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