Luisa Grosso, Miriam e la geometria

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Miriam e la geometriaAlla fine della storia, e della geometria, il cerchio si chiude?

Non si chiude. Lo apre. È difficile prendere decisioni che rispecchiano desideri veri. Però danno equilibrio. Dal suo punto di vista, Miriam ha fatto la scelta migliore. Quella di tenere un dolore sempre presente.

Forse c’è anche un po’ di perbenismo borghese? E il fatto che Miriam aveva i soldi per permettersi la scelta che ha fatto.

No, non c’è perbenismo borghese. Volevo raccontare le contraddizioni di una scelta. Quando ti trovi a vivere con un marito che non è più un marito e senti il desiderio di vivere sempre più forte, proprio perché si è vicini al dolore. Miriam non è anaffettiva e tutti i personaggi sono molto contraddittori. Lei, a modo suo, lo dà l’amore. Ha un amante impotente perché si lascia la possibilità di continuare ad amare il marito e restare lì dov’è. La sofferenza di Miriam c’è. Ma, ripeto, non volevo fare un racconto di dolore. Volevo un racconto di contraddizione. Il dolore si sa.

È perbenista pensare che l’amore va oltre?

L’amore è un’altra cosa.

Una scogliera. Perché quel posto alla fine della storia?

Quel posto è magnifico, è il vuoto, è precipitare, come nel matrimonio. Dovevano sentire il vuoto i miei personaggi. Il vuoto di Miriam, quello di Pietro. Dovevano sentire la sensazione di morire e invece non morire. Rimanere in quel vuoto lì. Per sempre. Ti trasforma in un’altra persona. C’è qui un altro temo da affrontare, più importante, che è quello del testamento biologico, quando non si è più come si era. Ad ogni modo quel vuoto, quello della scogliera, è servito ad entrambi a riconoscere i popri vuoti. Lei lo sente per la prima volta.

Tanti amori diversi, ma amori.

La vita è fatta di tante cose. Tutti cercano di cambiare, non tutti ci riescono.

Un buon linguaggio della storia.

Il linguaggio è mio. L’ho scritto molte volte. Difficile tenere l’io narrante dovendo cambiare spesso.

Si sente molto il pensiero femminile anche quando a parlare è un uomo.

Già. Ma ci sono molti uomini che pensano da donne! Che se la raccontano.

Ti sei ‘controllata’ nello scrivere? Lo pubblicheresti ancora questo libro?

L’editore sostiene che è un libro incosciente. No, non mi sono controllata. Almeno quando scrivi. Poi, quando pubblichi è un’altra cosa. Lo farei pubblicare ancora.

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Autore: Vita Marinelli

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