Gianrico Carofiglio, Il bordo vertiginoso delle cose

Tags: , , , , , , ,

Il Bordo Vertiginoso delle Cose

Tu. Io. Presente. Passato. Trovare le parole che mancano agli altri è il lavoro dello scrittore?

La scrittura ha a che fare con la verità e la verità è materiale pericoloso. Non riuscire a scrivere per uno scrittore, come accade al mio personaggio, non è un semplice blocco. Chiarisco il mio pensiero. Dire la verità con lo strumento della finzione è, strumento per l’appunto, potente e pericoloso. Perché le storie raccontate sono spesso nascoste nel sottoscala della coscienza. Il materiale da romanzo, infatti, è quello nelle zone oscure. Il libro racconta una serie di viaggi del personaggio alla ricerca di tornare a fare quello per cui pensava di essere nato. Scrivere storie che meritano di essere raccontate non è divertente. Scrivere andando alla ricerca delle parole giuste è penoso, per citare Joyce.

Il trauma da cui parte il viaggio è la lotta armata. È ancora un tabù, la lotta armata? Hai scelto di affrontare questo periodo perché nel sottoscala del Paese?

È un’autobiografia generazionale. Del sottoscala non sono state chiarite tutte le dimensioni, non sono stati chiusi tutti i conti. Scrivo una storia di iniziazione alla violenza. C’era un’idea di violenza? O c’era un vuoto di pensiero? O un pensiero sbagliato? Non so. Il male non ha radici. Il bene sì. Il male accade, l’episodio del pizzaiolo è vero. Non c’è da capire il male. C’è da diventare pazzi.

Celeste.

Volevo parlare di filosofia e volevo farlo fare ad una donna, giovane, bella, capace di far vedere un mondo di passione per le idee, che spesso resta nascosto. Non ho avuto Celeste come professoressa, ma il bello di scrivere è che, se c’è una persona che avresti voluto incontrare, te la inventi. Ho capito dopo perché volevo una donna. La rilettura mi ha proposto delle sorprese. Il tu lo si usa quando non siamo d’accordo con noi stessi, quando vogliamo prendere le distanze da noi stessi. È però un congegno stilistico per dire meglio il personaggio che è distante da sé, che ha perso l’identità. Il tu funzione della scissione. Ho avuto un senso di straniamento nella rilettura. Chi è il genio che ha scritto questa roba?

Celeste ‘normale’ avrebbe avuto lo stesso fascino?

Siamo sicuri?

C’è anche una donna malata di tumore. La responsabilità di vivere.

Sì. Accadono incontri che sembrano avere attinenza con quello che accade intorno. Al personaggio succede questo. Cito un pensiero orientale: quando l’allievo è pronto, il maestro appare. Enrico è pronto. Quando legge la notizia e parte, è pronto. Bisogna però avere occhi per vedere. Tempo fa uno psicologo inglese voleva indagare sceintificamente l’esistenza della fortuna. Creò un gruppo di fortunati e uno di sfortunati, persone che si ritenevano tali. Fece fare loro uno stesso percorso dove, in terra, era posizionata una banconota. I fortunati la videro, gli sfortunati no. La fortuna è avere gli occhi aperti. Eccolo il bordo vertiginoso, il confine tra caso e responsabilità.

Perché la musica di Springsteen? E le citazioni?

Elementare. Mi piace. Corrisponde al mio timbro. Indagare troppo nei gusti, nei pruriti letterari, rischia di paralizzare. Poi, a proposito delle citazioni. Se fatte per esibire conoscenza è grave, è narcisismo. Che lo scrittore è già narcisista di suo, ma non deve esserlo nella scrittura. La citazione vale solo se ha funzione narrativa. La funzione deve sentirsi sennò suona stonata. Il poeta maturo ruba. Rubare è etico, ma deve essere chiaro.

Bari. Che personaggio è Bari?

È uno specchio. È in bilico. Non più, non ancora. Universale metropolitana, un luogo che potrebbe essere ovunque.

‘Ti sembra d’essere arrivato fin lì seguendo un percorso necessario’. Lo pensa Enrico ormai all’ultima pagina della storia. E Gianrico? È arrivato fin qui, con Il bordo vertiginoso delle cose, per meglio dire di quella malinconia anticipata in Né qui né altrove, o delle amicizie malsane de Il passato è una terra straniera?

Non c’è dubbio. Le storie servono per dare senso. Sono le storie il percorso. Ci si rende conto d’aver fatto il percorso solo alla fine della storia. Necessario? Non lo si sa quando si inizia.

Ti piace l'articolo? Iscriviti ai nostri Feed!

Autore: Vita Marinelli

Condividi Articolo su

Invia un Commento

Pin It on Pinterest

Share This