I doni della vita, Irène Némirovsky

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I doni della vita, Irène Némirovsky

I doni della vita, Irène Némirovsky

Quando la storia comincia, siamo agli inizi del 1900. Si racconta degli Hardelot, cartai a Saint Elme nel nord della Francia. Julien Hardelot è il capofamiglia. Già avanti con gli anni, vuole mettere in sicurezza le sorti delle cartiere con un matrimonio tra il nipote Pierre, l’erede, e Simone, proveniente dalla borghesia di provincia. Un matrimonio giudizioso garantito da carni robuste e sane, e risparmi investiti in titoli di Stato. Le carni e i risparmi della ragazza, appunto. Il ragazzo è, però, innamorato di Agnès che non è rosea, neppure grassoccia, e soprattutto non ha dote.

Alla vigilia del matrimonio combinato, con una rivelazione di memoria biblica, Pierre rompe il fidanzamento con Simone per sposare Agnès. Per il nonno il disobbediente nipote è morto. Non potrà mai più mettere piede nella fabbrica, dovrà allontanarsi da Saint Elme. Ma sta scoppiando la grande guerra. Non sarà solo Pierre ad allontanarsi, tutta la città verrà messa in fuga. Saint Elme nel 1914 sarà rasa al suolo dai Tedeschi. Pierre viene chiamato a combattere. La devozione di Agnès durante la sua assenza è tutta presagìta nell’incipit della storia, semplice e disarmante. Erano insieme: erano felici.

La guerra si respira in ogni riga, in questo libro. E ne scoppierà un’altra, dopo la prima. Dopo che Pierre sarà tornato, suo padre sarà morto mentre prega il suo ritorno, avrà avuto un figlio, Saint Elme sarà stata ricostruita, Simone si sarà sposata, avrà avuto una figlia e sarà entrata in affari con il vecchio Hardelot. In questa nuova guerra sarà il figlio di Pierre ad essere chiamato a combattere. Sarà lui l’atteso. Il nuovo padre.

Scrittura mai prolissa. Semplice e potente come la forza silenziosa e dirompente di Agnès. L’amore tra lei e Pierre è fatto di gesti minimi, di frasi brevi, che richiedono d’essere rintracciati senza, però, alcuna fatica da parte del lettore. Anzi, il lettore diventa pudìco pure lui di fronte a tanta delicatezza.

Oltre alla storia, la grandezza di questo romanzo è nello spregio della Nemirovsky delle caricature d’amore. Nello spregio maggiore del patriottismo fanatico o finto in ragione di una guerra che era solo morte. Lei stessa morirà ad Auschwitz. Ma almeno Agnès riuscirà a mangiare il pane che per tutta la vita aveva impastato, bere il vino che aveva pigiato; i doni della vita lei li aveva riposti nel granaio, e tutto l’amaro e il dolce della terra avevano dato i loro frutti.

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Autore: Vita Marinelli

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