Gli invincibili di Marco Franzoso

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Gli Invincibili di Marco Franzoso

Gli Invincibili di Marco Franzoso

Gli invincibili di questo racconto lungo sono un padre ed un figlio. Franzoso scrive di loro, raccontando episodi particolari nel periodo dai sei mesi ai sei anni del bambino, scarnificando tutta la storia prima e intorno.
La donna del racconto, la madre del bambino, se n’è andata quando lui aveva sei mesi. Il padre pare non avere neppure il tempo di appartarsi sulle motivazioni dell’abbandono tanto diventa totalizzante l’esperienza con il figlio. Così avvolgente che arriva a perdere il lavoro per stargli accanto.
La storia dunque è sul meraviglioso rapporto padre figlio. Un rapporto silenzioso, delicato, mai un accenno alla rabbia da parte dell’adulto, quasi monocorde. E’ così che i due, padre e figlio, costruiscono il loro essere invincibili, vivendo assieme. Divenendo una famiglia solo loro due. Una famiglia che assomiglia a tutte le altre.
Il finale della storia è sorprendente, il lettore può trovarsi spiazzato e provare sentimenti diversi, di rabbia finalmente o di amore pietoso.
Facile non capire le ragioni di alcune scelte, ma a tutti sarà capitato di trovarsi seduti sulla  panchina della vita ad ascoltarsi dire cose che non ci si sarebbe mai aspettato di dire.

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Vita Marinelli

Autore: Vita Marinelli

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2 Commenti

  1. “E’ così che …costruiscono il loro essere invincibili, vivendo assieme”
    Trovo centrata la sottolineatura della forza che nasce dal vivere assieme

  2. Al primo giorno della prima elementare il padre dice: Mi ha salutato…come si saluta un compagno di vita, non un padre. Mi ha salutato come se in quegli anni fosse stato lui a sostenere me, e non viceversa. Come se fosse stato lui a compiere il lavoro più duro: Farmi Diventare Padre. Era il suo modo di dirmi che era giunto il momento in cui lo Lasciassi Diventare Figlio” (p.5).
    Forse qui trovo il senso del titolo, ché infatti loro due sembrano capaci di capovolgere i ruoli fino a non averne affatto se non nelle cose pratiche e nelle decisioni necessarie, vitali. E questo è potente.
    In realtà ci sono anche i nonni paterni a permettere che padre e figlio crescano e diventino forti. Nonni che non invadono, ci sono quando servono e basta, in punta di piedi, anche se decisivi nelle emergenze.
    La scelta di Franzoso di non farci leggere una sola parola contro la madre è lontanissima dalla nostra realtà, fatta di passioni ed emozioni potenti, anche quando negative. Forse, però, è stata una scelta necessaria in questo racconto che, anche se lungo, è troppo breve per poter aprire le porte alle complessità della vita di coppia, di genitori, di relazioni altre da quelle di questi padre e figlio.
    Ho letto di questa piccola preziosa famiglia come una fiaba e stranamente la bacchetta magica mi è parsa la malattia del bimbo, prima episodica e poi esplosiva e pericolosa, capace di stringere i due protagonisti in un abbraccio magnifico e nutriente.
    Il racconto lascia aperta la conclusione, consolando i romantici, irritando i realisti.
    La madre è riapparsa, defilata eppure gigantesca nell’attesa che crea. L’uomo sembra impermeabile a qualunque tipo di emozione.
    La creatura più concreta resta il bambino che restituisce esistenza alla madre chiedendone il nome. Ché non se lo ricorda.

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