Fuga sul Kenya, Felice Benuzzi

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Fuga sul Kenya

Fuga sul Kenya

Fuga sul Kenya racconta diciassette giorni di libertà. Meglio, di dignità. Felice Benuzzi, assieme a Giovanni Balletto, detto Giùan, e a Vincenzo Barsotti, sono prigionieri in un campo inglese in Kenya, nel 1943. I tre organizzano una fuga, ma non con lo scopo primo che naturalmente si potrebbe pensare, quello di sottrarsi alla prigionia. Vogliono solo raggiungere la vetta del monte Kenya, che dal campo era apparsa come un miraggio. Malnutriti, con un equipaggiamento costruito sottraendo materiale dal campo, i ramponi li ricavano da un rottame d’automobile, le piccozze da martelli modificati, le corde dal sisal delle brande e i giacconi dalle coperte da campo, i tre raggiungono Punta Lenana, la seconda cima del massiccio keniota. Qui lasciano un segno, la bandiera italiana, e scendono di nuovo verso il campo. Rientrano così come usciti.

Quello che colpisce di questo racconto, oltre ogni facile carattere patriottico per via del simbolo lasciato a memoria, oltre ogni resistenza e senso dell’orientamento, oltre ogni spirito d’avventura e desiderio di riuscita, è l’universalità. Sembra di essere in un racconto dal più puro spirito esplorativo, più che in una fuga. Semba che non solo l’equipaggiamento debba essere di fortuna, ma la cognizione stessa dei luoghi, arrangiata, sui modelli di luoghi conosciuti. ‘Com’è?’ chiede Benuzzi ‘In gamba. Ha qualcosa del Monviso, ma lo batte’ risponde il compagno, e sta parlando del Monte Kenya. Ogni passo era una scoperta, un principio. Eravamo all’origine della cose quando i luoghi non avevano nome. Un mondo di incanto, bellezza che le nostre anime risorte dall’abiezione della prigionia, hanno quassù carpito e gelosamente custodito per i tristi tempi futuri. Un insuccesso alpinisticamente, come lo stesso narratore dice. Il Lenana infatti si è rivelato un monte da turisti, ma per i tre quella fuga aveva significato adempiersi. Sentirsi ancora parte del mondo. Il libro non è sempre scorrevole, ma si lascia perdonare. Bellissimi acquerelli dello stesso autore e fotografie in bianco e nero lo completano.

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Autore: Vita Marinelli

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