Bella mia, Donatella Di Pietrantonio

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Bella Mia

Bella Mia

Raccontare il terremoto d’Abruzzo del 2009 sull’amore di due sorelle. Gemelle. Quella da sempre predestinata alla fortuna muore. L’altra le sopravvive.

Il terremoto ha portato alla sopravvissuta un figlio che non riesce ad amare tutto, il figlio della sorella morta.

Non dev’essere stato facile parlare del terremoto. Perché lei, l’autrice, è abruzzese. Poi, perché arriva dopo. Ogni racconto di quella tragedia è stato già fatto, a volte da cronache stucchevoli e disoneste.

Il libro d’esordio di Donatella Di Pietrantonio, Mia madre è un fiume, era già stato presagio di una scrittura potente, poetica, con la forza del calore in brevi parole accostate. Ora si ripete quella scrittura, ancora più asciutta, ancora più diretta, ancora capace di dire con un’altra forza. E allora accade di masticare silenzio. Di strascinare coperte nei sogni. Di conoscere il terremoto come un’epilessia profonda. Di morire di un ritardo. Di vestiti che pendono lievi privi di corpo nell’armadio. Di conoscere un urlo postumo. Di fissare da bambini il futuro davanti. Di una statua che ha i piedi prigionieri.

Accade di arrabbiarsi alla fine per questa Bella mia ferita a morte. No, non è la gemella sopravvissuta Bella mia. Neppure quella che non c’è più. Bella mia è L’Aquila.

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Vita Marinelli

Autore: Vita Marinelli

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